lunedì 11 maggio 2015

Tour dell'Andalucia: 11-25 maggio 2015 Malaga, Cordova, Granada, Siviglia

Ciao a tutti! Eccomi qui, di nuovo a raccontarvi di un'altra piccola vacanza-pazzia. Questa volta la mia compagna di viaggi è Martina, l'amica con cui ero andata in Toscana a gennaio. Nel mentre sono stata in Islanda, ad Amsterdam e ad Istanbul, ma questa è' un altra storia;)
La nostra "fuitina" comincia con il volo da Bergamo Orio Al Serio delle 7:00 di lunedì 11 maggio.
Arriviamo all'aeroporto "leggermente" in anticipo, (giusto 3 ore prima ahaha) perché di dormire 2 ore a casa e poi partire non se ne parlava. Ci facciamo portare dalla navetta dal parcheggio all'aeroporto e via, si parte!
Il nostro itinerario durerà 5 giorni, dall'11 al 15 maggio e sarà così strutturato: Malaga, Granada, Cordoba e gli ultimi due giorni a Siviglia.

L'Andalusia è una terra meravigliosa, è la regione più calda e passionale della Spagna e lì nascono tutte le tradizioni più sentite dagli spagnoli, come il flamenco, la corrida e le tapas. In Andalusia si svolgono le feste più caratteristiche e vivaci del Paese, come la Semana Santa di Siviglia, la capitale della Regione.
L’Andalusia è la terra della magnifica Alhambra di Granada, l’edificio più famoso di Spagna, ma anche delle moschee e dei palazzi moreschi di Cordoba, del museo di Picasso di Malaga, delle spiagge della Costa del Sol e della Costa de la Luz, delle montagne della Sierra Nevada e dei suoi parchi naturali.

Premetto che il giro che abbiamo fatto noi non è quello ottimale per due motivi:
- abbiamo scelto solo dopo i collegamenti 
- non eravamo in macchina.
Abbiamo infatti visto solo quattro città e nemmeno nell'ordine giusto! Il mio consiglio è di fare: Siviglia, Cordova, Granada, Malaga, oppure Siviglia, Malaga, Granada e Cordova, o ancora meglio di vederne anche altre facendo un giro ad anello.

Primo giorno: 11 maggio 2015

Alle 9:00 Atterriamo a Malaga. Nonostante le 2 ore di sonno guadagnate sull'aereo (aggregavate dall'aria condizionata a stecca) siamo pimpanti e pronte per visitare la città!
Prima cosa passiamo in hotel, Pension Terminal (http://www.pensionterminal.com), a posare le valigie. Sappiate che in Spagna Nessuno conosce l'uso della lingua inglese quindi comunicare è' un vero incubo se non sai lo spagnolo! Conviene parlare in italiano, ti capiscono meglio.
A primo acchito il posto non mi piace. Ha l'aspetto della classica città di mare tutta "cemento e bar, case e centri commerciali. Io e Martina ci guardiamo e diciamo "ma dove siamo finite?" Camminiamo cartina alla mano in cerca del centro ma l'unica cosa decente nella quale ci imbattiamo è il porto. Nulla da ridire per carità, molto carino, pieno di negozietti etnici e ristorantini ma ancora la città non ci convince. Decidiamo allora di visitare due delle attrazioni principali: il castello di Gibralfaro e Alcazaba.
Quest'ultima è una fortezza di epoca musulmana, costruita su una fortezza preesistente di origine fenicio-punica. Erge alle falde del monte Gibralfaro, sulla cima del quale si trova proprio l'omonimo castello. Alcazaba e il castello sono collegati da un passaggio del monte protetto da una doppia muraglia a zigzag chiamato La Coracha.
Intanto si fa quasi mezzogiorno e il sole picchia sulla città. Nonostante non faccia caldissimo (24 gradi) decidiamo di fare già una pausa. Dopo la visita di Alcazaba, che ci mette a dura prova con una bella salita, decidiamo di andare a pranzare e di tornare poi nel pomeriggio al castello (che non è collegato alla fortezza ma raggiungibile con il bus 35 in quanto la suddetta " coracha", la strada murata che collega le due fortezze e' chiusa al pubblico.)
Ci addentriamo allora in una via dietro ad Alcazaba e finalmente scopriamo la vera Malaga!
Davanti a noi sulla destra si visualizza il teatro romano, complesso archeologico che risale all'epoca augustea. Il teatro rimase in attività fino al III secolo per poi cadere in disuso. Durante la dominazione araba fu utilizzato come deposito di materiale edile per la vicina Alcazaba e in seguito se ne persero le tracce. Venne riscoperto a metà del Novecento in seguito alla demolizione di alcuni edifici. Attualmente viene utilizzato per alcune rappresentazioni teatrali all'aperto.
Sulla sinistra invece inizia il centro storico. Non vi dico lo stupore nel vedere tutte queste viuzze piene di vita, ristoranti moderni vicini a tipiche botteghe e a cervecerie, negozi di artigianato locale, pasticcerie piene di leccornie e palazzi storici. Decidiamo di pranzare in una bodega bar molto antica e famosa nella città, "El Pimpi" (www.elpimpi.com) attivo Dal 1885 e' un marchio di autenticità ed una tappa fissa per chi visita questa città. Non rimaniamo delusi dal locale. Interni molto curati, fiori sulla facciata e ampio dehor, menù prelibato è ricchissimo. Unico neo i prezzi, che non sono bassi (ma del resto sfatiamo il mito che in Spagna si spende poco: malaga e' ormai cara come molte altre città europee e una bottiglietta d'acqua ti costa 1,30 euro, un cappuccino 1,50) e i camerieri che puntualmente non sanno una sola parola di italiano e sbagliano a portarci le ordinazioni.
Ci rilassiamo mangiando ottima paella e frittura di alici fresche ...dopo di che continuano il nostro tour.
Decidiamo di visitare la cattedrale, sita proprio nel centro storico. A mio avviso è il vero fiore all'occhiello della città! A parte il fatto che si debba pagare il biglietto per entrare (ben 5 euro) e' davvero bella. La chiesa è uno dei più importanti monumenti rinascimentalidell'Andalusia. Nel 1855 è stata insignita del titolo di basilica minore. Essa sorge sul sito di un'antica moschea (della quale rimane solamente il patio degli aranci) e la sua storia e' alquanto travagliata: cominciata nel 1528 viene inaugurata nel 1588 ma per via dell'ambizioso progetto i lavori proseguirono a rilento fino al sisma del 1680, che la danneggiò gravemente. La costruzione viene ripresa nel 1719 e interrotta nuovamente nel 1783, lasciando da quel momento il progetto incompiuto. Per questo motivo ad essa manca la torre campanaria meridionale ed è affettuosamente soprannominata dagli abitanti della città "La Manquita" (la monchetta).
Un'altra attrazione importante nel centro storico e' il Museo Picasso, interamente dedicato alle opere di Pablo Picasso, che raccoglie in esposizione permanente oltre 200 opere dell'artista ed è stato inaugurato nel 2003 nel Palacio de Buenavista. Purtroppo per mancanza di tempo non visitiamo il museo.
Arrivate a questo punto della giornata non possiamo che cambiare idea sulla città inizialmente sottovalutata ma per convincerci del tutto manca ancora un tassello: il castello!
Prendiamo il bus 35 che con poco più di un euro ci porta in cima al monte Gibralfaro. Anche qui per entrare serve il biglietto ma per fortuna ce la caviamo pagando il biglietto ridotto passando per studentesse, (Cosa peraltro fatta anche nella cattedrale). Dall'interno delle mura la vista è' mozzafiato! Si vede tutta la città a 360 gradi e con essa il mare e la spiaggia, il porto, i giardini Puerta Oscura e Pedro Luis Alonso e la Plaza de Toros de la Malagueta, museo taurino.
Contente per la piega positiva presa dalla nostra giornata torniamo in hotel esauste senza neanche la forza di uscire per cena! Domani ci aspetta Cordova :)

Secondo giorno: 12 maggio 2015

Il secondo giorno decidiamo di alzarci presto per godere al meglio della giornata e arrivare in tempo a Cordova. Usciamo dall'hotel intorno alle 8:00. Ci accorgiamo subito che gli spagnoli non sono molto mattutini: le strade sono pressoché deserte e i negozi quasi tutti chiusi. Troviamo però un bar aperto, una "Cafeteria" come la chiamano loro e ci fermiamo! Finalmente assaggio i famosi Churros, bastoncini di pane fritto che loro inzuppano nella cioccolata calda. Una vera bomba!
Dopo questa bella colazione ci rechiamo in stazione e alla modica cifra di 27,50 euro a testa (alla faccia!) prendiamo i biglietti per Cordova. Il viaggio dura poco più di un'ora e i treni della compagnia Renfe (www.renfe.com), son davvero comodi e moderni. Anche le stazioni in generale in Spagna sono ben curate e funzionali, bisogna riconoscere!
Arriviamo a Cordova e dopo una breve passeggiata raggiungiamo il centro storico, patrimonio dell'UNESCO, circondato dalle mura. 
Cordova (in spagnolo Córdoba e in latino Cordŭba) è un comune spagnolo di 328.841 abitanti situato sulla riva del Guadalquivir e ai piedi della Sierra Morena.
Entriamo dalla Puerta de Almodovar. Il borgo e' incantevole: case bianche, disegni sui muri e scritte pittoresche.. Vasi, vasi è ancora vasi pieni di fiori, botteghe etniche e locali, taverne dove si possono gustare le famose tapas. A differenza di Malaga, Cordova non è sul mare e il caldo inizia a farsi sentire in maniera pensante! 
Iniziamo con la visita della Mezquita, la cattedrale della città. La sua storia è complessa ma cercherò di raccontarvela nel migliore dei modi. Di forma rettangolare e cinta da un alto muro, è il più importante monumento musulmano di Spagna. La sua costruzione ebbe inizio nel 785 d.C. sotto il regno di ʿAbd al-Raḥmān I quando, dopo l'irruzione islamica a Cordova i dominatori musulmani procedettero alla demolizione della chiesa di San Vincenzo, costruendovi sopra una moschea che diventò la più importante di tutto l'Islam occidentale. La moschea venne poi ampliata da ʿAbd al-Raḥmān II.
Re Ferdinando III detto anche il santo, nel 1236 riconquisto Cordova e restituì la fede cristiana alla città. La moschea venne riconvertita e trasformata in una Cattedrale. Venne creata una cappella maggiore, una crociera e il coro e cappelle, frutto del desiderio dei fedeli di essere depili nella cattedrale. Il patio degli aranci e il minareto, simboli dell'epoca musulmana furono ristrutturati con l'aggiunta di una monumentale torre campanaria. 
Paghiamo 8 euro per la visita più 3,50€ per l'audio guida in italiano.
Posso affermare con certezza che questa sia una delle chiese più belle viste finora. L'originale unione della struttura architettonica ed artistica tipica della Moschea con quella della Cattedrale, senza soluzioni di continuità, genera un effetto architettonico strano ed impressionante, che l'ha resa famosa in tutto il mondo,(anche messa sul retro dei 2 euro.) Il mescolarsi di cristianità e Islam crea un'atmosfera davvero suggestiva e gli interni sono ricchi e pregiati o spogli e asettici a seconda che si tratti di moschea o abbellimenti cristiani.
Alle 12:30 si boccheggia e decidiamo di fermarci per pranzo (nonostante per loro il pranzo non possa essere definito tale prima delle 14:00).
Mangiamo nel cortile interno di una taverna nel cuore del centro storico arredata in stile locale e con musica spagnoleggiante. Con 10 euro assaggiamo due piatti tipici, la tortilla (frittata di uova e patate) con il salmorejo (una zuppa fredda di pomodoro) e la Natillas, una crema ricca è profumata tipo crema catalana. Continuiamo il tour del centro storico visitando il quartiere ebraico e la sinagoga (una delle poche rimaste in Spagna), il ponte romano e la Puerta del puente, molto caratteristici, e il museo Taurino.
Alle 16:00 il caldo e' insopportabile e decidiamo di prendere il treno per Siviglia. Raggiungiamo la stazione e in 2 ore e un quarto, al costo di 13 euro arriviamo a Siviglia. Qui il caldo è, se possibile, ancora più soffocante. Tocchiamo i 40 gradi. Prendiamo il bus e ci rechiamo nel nostro hotel che in realtà è una pensione "Hostal Santa Maria". (Si chiama così perché quando il turista arriva pensa "Santa maria"!)
... A parte gli scherzi e' un po' una bettola (una stella) ma i servizi essenziali li ha ed è in pieno centro! (adiacente alla cattedrale!).
Ci incontriamo con mia sorella che soggiorna per lavoro a Siviglia per due mesi (motivo iniziale del nostro viaggio era di venirla a trovare poi ci siamo fatte tutto il tour!) e ceniamo con lei a suon di tapas buonissime in un bar ristorantino dietro alla cattedrale...ci andiamo un po' giù pesante di sangria e tinto de Verano, (letteralmente vino dell'estate)! Quest'ultimo è una delle bevande spagnole più popolari per i giorni di caldo intenso, perfetto per coloro che apprezzano il vino e che, nonostante le temperature elevate, vogliono continuare a gustarlo.
Una consumazione tira l'altra e a mezzanotte sono ciucca!
... a domani :)

Terzo giorno: 13 maggio 2015

Il terzo giorno della nostra gita è dedicato alla visita di Siviglia. 
Siviglia è il capoluogo e la più grande città dell’Andalusia ma soprattutto è l’anima della Regione e l’incarnazione del famoso modo di vivere andaluso. Gli abitanti dell’elegante città dorata vivono intensamente le tradizionali passioni spagnole: le tapas, il vino, la birra, le corride, il flamenco, la movida e le feste. Siviglia è la città dove si celebra la maestosa e storica Semana Santa e dove si svolge la Feria de Abril, la più festosa fiera annuale dell’Andalusia.. Ma l’atmosfera a Siviglia è magica ogni sera, la gente è allegra e rilassata, ama divertirsi e trascorrere la notte nei numerosi locali della città: tapas bar, ristoranti, pub e discoteche. 
Situata sulle rive del fiume Guadalquivir, Siviglia ha un ricco patrimonio architettonico arabo tra cui il minareto della Giralda, con numerosi edifici dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, e quartieri dal profondo sapore popolare come Triana e La Macarena. Il suo patrimonio architettonico include la Casa de Pilatos, la Torre del Oro, il Palazzo Alcázar, il Palazzo Comunale, l’Archivio delle Indie, il Museo delle Belle Arti, conventi, pievi e palazzi. 
E' una città davvero affascinante. Sette secoli di dominazione araba e poi la reconquista hanno lasciato un mix di culture unico al mondo. 
Iniziamo presto per evitare il caldo. Alle 7:45 siamo già per strada.
Camminiamo per le vie vicino al nostro hotel, vediamo l'Ayuntamiento e la Plaza Nueva, poi ci dirigiamo verso il fiume Guadalquivir. 
Raggiungiamo la Plaza de Toros de la Real Maestranza de Caballería de Sevilla, meglio nota come La Maestranza, che è la più antica struttura per corrida di tutta la Spagna ed è il luogo dove si svolte annualmente la Feria de Abril, uno dei festival di corride più famoso al mondo. Essa può contenere fino a 12000 persone. Essendo molto presto però (per loro) troviamo chiuso. Ci dirigiamo allora verso la Torre dell'Oro, antica torre militare della Spagna islamica, situata sulla sponda del Guadalquivir ma anch'essa è chiusa: trovare dei monumenti aperti a Siviglia prima delle 9:30 del mattino e' una vera impresa! Così come i supermercati. 
Passeggiamo lungo il fiume  Guadalquivir. La vista è molto bella, lungo le sue sponde occidentali spicca il quartiere di Triana, con le sue case colorate. Decidiamo di farci un passo la sera, per cena, perché è consigliato da quasi tutte le guide. Passiamo dentro al Prado de San Sebastián che non è nulla di che, come parco! Costeggiamo l'Università e finalmente dopo poco intravediamo i monumenti di Plaza de España. Essa è uno degli spazi architettonici più spettacolari della città e dell'Architettura Neo-Moresca ed è situata all'interno del parco di Maria Luisa, anch'esso molto bello.
Una volta finito la visita di questa meravigliosa piazza, attraversando i Giardini di Catalina de Ribera, che costeggiano l'Alcazar ci rechiamo nel Barrio de Santa Cruz, una delle più antiche juderie di Siviglia: quando Ferdinando III di Castiglia conquistò la città togliendola dal controllo dei musulmani, ammassò la popolazione ebrea della città, la seconda in tutta la Penisola iberica dopo quella di Toledo, in questo quartiere. Dopo il Decreto di Alhambra del 1492 che prevedeva l'espulsione degli ebrei dalla Spagna, il quartiere subì un grande declino. Nel XVIII secolo però subì un processo di rinnovamento urbano.
Oggi non fa il caldo di ieri e riusciamo a girare bene. Decidiamo di tenerci Alcazar per venerdì e ci rechiamo attraversando le fitte vie del centro alla Casa de Pilatos. Essa è un palazzo con uno stile misto tra rinascimentale italiano e Mudejar. Viene considerato come il prototipo del palazzo andaluso. Rimango abbagliata da questo palazzo e dal suo giardino, consiglio la visita.
Intanto abbiamo un certo languorino, decidiamo che è giunta l'ora di pranzare. Iniziamo una folle ricerca del bar tapas migliore e ne troviamo uno che finalmente ci convince. Dentro sembrano tutti matti e si gela per l'aria condizionata ma non ci facciamo dissuadere. E infatti scegliamo bene! Le migliori tapas del mondo se rapportate al prezzo (3 tapas più acqua 6 euro). Il locale si chiama buentrago. Non ha un sito web ma una pagina Facebook: www.facebook.com/BuenTrago
Sazie e contente decidiamo allora di visitare la chiesa di Salvador. Essa venne costruita sulle fondamenta dell’antica moschea maggiore di Siviglia, una costruzione dell’XI secolo, ai tempi della dominazione musulmana del principe Hohammad Bem-Abbad Al Motamid-Al-Cajim. 
Dell’antica moschea si sono conservati il patio delle “Abluzioni” e la torre che costituiva il minareto.
Con un biglietto solo combinato di 9 euro abbiamo diritto ad entrare anche nella Cattedrale e saltando pure la coda! Così dopo la chiesa ci rechiamo dalla Cattedrale e per prima cosa saliamo sul minareto, la famosa Giralda, dalla cima del quale scattiamo bellissime foto su tutta la città. Dopo di che ci rechiamo all'interno.
La Cattedrale di Siviglia è la più grande cattedrale gotica del mondo ed il terzo edificio religioso per dimensione dopo la basilica di San Pietro in Vaticano e la cattedrale di Saint Paul a Londra. La sua costruzione iniziò nel 1401, sul terreno lasciato libero dalla demolizione della vecchia moschea Aljama di Siviglia. Essa è  composta da cinque navate, distribuite in puro stile gotico con absidi ed un deambulatorio, formando una pianta a perfetto rettangolo che la rende uguale millimetricamente a quella di Alhama, di cui eredita anche la disposizione delle porte. Riguardo ai muri, è necessario dire che sono molto sottili. La luce naturale è scarsa, dal momento che le finestre sono piccole e composte da ottime vetrate.
La navata centrale unisce due imponenti costruzioni: il coro, fiancheggiato da grandi organi, e la Cappella Maggiore che ospita l'altare maggiore. Tra di essi si trovano tre sezioni: la navata di re Ferdinando III, la crociera (le cui volte sono le più alte del complesso) ed il retro-coro. Queste tre aree corrispondono alle tre classi sociali medievali: la cattedrale reale o pantheon dei re, la cattedrale ecclesiastica o parte riservata all'arcivescovo e la cattedrale popolare, situata ad ovest. Molto bello è anche il patio della cattedrale, il Patio de los Naranjos, uno spazio rettangolare interno, che funge da chiostro della cattedrale.
Ok per oggi abbiamo visto abbastanza! Il caldo e' aumentato e non si riesce più a stare in giro (qui cresce fino alle 21:00 e inizia ad essere poco tollerabile già dopo le 14:00). Ci rechiamo in hotel per riposarci un po' in vista della cena non prima però di aver fatto uno spuntino con il dolce tipico di Siviglia all'olio d'oliva e arancia. La."Tortas de aceite sevillanas" Una vera droga! Non riusciamo a smettere di mangiarle!
Alle 20:30 usciamo in direzione di Triana, quel quartiere intravisto dal fiume al mattino. La vera sorpresa di Siviglia e' questo quartiere: Sulla riva occidentale del fiume Guadalquivir si uniscono la Siviglia antica e la moderna. Passiamo sul Ponte Isabella II, meglio conosciuto come "Ponte di Triana", costruito tra il 1845 e il 1852 dagli ingegneri Gustavo Steinacher e Ferdinand Bennetot e monumento storico nazionale dal 1976, con vista davvero suggestiva. 
Secondo la mitologia, la dea Astarté per sfuggire alla persecuzione amorosa di Ercole si rifugiò lì fondando Triana. Il nome deriva dal suo passato di colonia romana fondata da Traiano (l’imperatore romano nato a Italica): Trajana – Triana. Fu tradizionalmente un quartiere di marinai, operai, ceramisti e industriali, famosa per i suoi toreri, i cantanti e i ballerini di flamenco. Ora è a mio avviso, se mi concedete l'accostamento, la "trastevere" di Siviglia, con le due botteghe e i suoi ristorantini e i locali lungo in fiume dove mangiare il "pescato" fresco. 
Ceniamo in un bar tapas fantastico, la Comidilla, dove assaggiamo le migliori tapas mangiate sinora! Se volete mangiare Triana e' il posto giusto! Io ordino un fagottino di pasta brisee con dentro "queso" e gamberetti, Fois semi-grasso con marmellate varie locali e tonno "encebolado". Martina ordina carne di toro alla piastra e Toma di queso alla piastra. Di dolce lei mangia una crepe al dolce de leche e io una cheese Cake al dolce de leche. Davvero soddisfatte per la nostra cena pagata 15 euro, facciamo un giro nel quartiere. 
Esauste ma felici torniamo in hotel! Sveglia presto prevista per il giorno dopo....si va a Granada!!! 


Quarto giorno: 14 maggio 2015 

Il nostro quarto giorno in Andalucia e' dedicato alla visita di Granada. Essa, fondata dai Romani con il nome di Illibris, sorge ai piedi delle montagne della Sierra Nevada, sulla confluenza di due fiumi: il Darro, affluente del Genil, e il Genil medesimo. La raggiungiamo con un bus al costo di 25 euro a tratta che in circa 3 ore ci porta la.
Immediatamente, Appena arrivate ci rendiamo conto di aver sottovalutato la città: abbiamo solo 4 ore e 30 di tempo per visitarla e le cose da vedere sembrano infinite! Vi dico già che è uno sbattimento e un costo altissimo e la città richiede molto tempo per la visita perchè è davvero bella... quindi il programma scelto da noi non è il massimo. Se ci andate in giornata partite presto al mattino e mettete già in conto di prendere l'ultimo bus della sera. L'ideale però è dormire li una notte.
Tornando a noi...non ci scoraggiamo e iniziamo dal centro della città. Visitiamo il Souk: una rete di fitte viuzze che si incontrano una con l'altra tra piazze e negozi di artigianato e spezie, davvero incantevole. Qui compro il the di Granada, che proverò poi a casa, ottimo! Non é un quartiere arabo ma ciò che rimane dell'antico "souk" arabo della città. Ancora oggi le vie di questo quadrilatero sono quelle dell'antico souk, cambiano solamente gli edifici che nei secoli sono stati costruiti in pietra in stile spagnolo anziché arabo. E' l'unico souk presente in terra europea. In spagnolo si pronuncia Zoco. Vi si trovano un sacco di negozi di souvenir ma anche di negozi e botteghe tipici dei souk maghrebini. Intorno a queste vie si staglia la cattedrale. Successivamente alla riconquista della città nel 1492, i Re cattolici vollero la costruzione di una cattedrale, sul sito della grande moschea nasride di Granada.
A causa del poco tempo Decidiamo di pranzare take away in una piccola friggitoria/gastronomia " La freiduria de Tere" dove con 7 euro a testa gustiamo un cono di frittura mista, polpette di pesce e frittata di calamari. Ci propone anche il gazpacho altra specialità locale, la paella e il cous cous. La proprietaria Tere ci mostra la foto di sua mamma e ci spiega che è da essa che ha imparato il mestiere. È' bello vedere come qui al contrario che in molti altri posti, le persone e i negozianti siano rilassati e mai di fretta. Tutti ti spiegano, ti aiutano (rigorosamente in spagnolo eh) la frenesia non fa per loro! A volte son fin troppo lenti e quando entri nel negozio invece di servirti se la parlavo o se la chiacchierano al telefono! Da noi sarebbe impensabile!
Dopo questo pranzo ristoratore ci concediamo anche un dolcino tipico in una panetteria: assaggio i famosi piononos, i dolcetti del papa, famosi a Santa Fe. Qui tutti i dolci sono ricchi di spezie e di miele, li adoro! Gli influssi arabi nella cucina, nell'architettura e nell'artigianato si sentono e si vedono! 
Mangiando mentre camminiamo riusciamo a prendere il bus C3 per l'attrazione principale della città: Il complesso palaziale di al-hambra. Etimologicamente, Alhambra in arabo si traduce con "al-Ḥamrā'" (la Rossa), Dal momento che il suo nome intero era Qalʿat al-ḥamrāʾ (Cittadella rossa). L'Alhambra è una vera città murata (medina) che occupa la maggior parte del colle della Sabika, mentre per parte sua Granada fruiva di un altro sistema di mura protettive di cinta. Pertanto l'Alhambra poteva funzionare in modo autonomo rispetto a Granada. Nell'Alhambra vi erano tutti i servizi propri necessari agli abitanti che vi vivevano: moschee, scuole, botteghe e altro.
Venne edificata nel 1238 da Muḥammad ibn Naṣr chiamato al-Ḥamar, "Il Rosso", perché aveva la barba di colore rossiccio. Egli fece edificare il primo nucleo del palazzo. Suo figlio Muhammad II, successivamente lo fortificò.
Nel 1492, con la conquista di Granada da parte dei Re Cattolici, l'Alhambra passò ad essere palazzo reale dei Re di Spagna e questo salvò il complesso dalla distruzione patita invece da tanti altri monumenti islamici a seguito della Reconquista.
Adiacente al complesso di Alhambra troviamo il palazzo e i giardini di Generalife. (In arabo: Jannat al-'Arif - Giardino dell'Architetto) che furono la residenza estiva dei sultani Nasridi. Entrambi i complessi monumentali sono stati dichiarati dal comitato mondiale dell'unesco Patrimonio Culturale dell'Umanità nel 1984. Visitiamo sotto un sole cocente le due attrazioni con un biglietto unico di "soli" 14 euro. C'è da dire che il complesso rispetta le aspettative: La vista della città, delle montagne di Sierra nevada e del quartiere di albaicin (nostra prossima tappa) da lassù e' stupenda.
Subito dopo l'Alhambra ci rechiamo con il bus C1 verso il quartiere di Albaicin. Il tempo stringe purtroppo e per la visita ci resta meno di mezz'ora. L'Albaicín ha conservato le strette strade, i cortili con alberi e fiori, le terrazze, le cisterne e le fontane pubbliche risalenti al passato dominio medievale dei Mori. Esso sorge sulla collina di fronte all'Alhambra, da cui è separato dal fiume Darro. Durante la lunga dominazione arabo-berbera ed ebraica visse il momento di massimo splendore, giungendo ad avere circa 60 mila abitanti e ben 26 moschee. Il quartiere presenta una marcata impronta araba e deve il suo nome agli arabi della città di Jaén (bayyasīn, ossia "quelli di Baeza") che si trasferirono in massa a Granada dopo essersi arresi alle truppe cristiane di Ferdinando III. I punti di interesse all'interno del quartiere comprendono i resti di un complesso di bagni arabi di Granada, il museo archeologico di Granada, la chiesa di San Salvador costruita sulle macerie di una moschea e il Mirador di S. Nicolás, che permette una spettacolare veduta dell'Alhambra. Ed è proprio lì che ci facciamo lasciare dal bus. Avendo poco tempo è' il posto migliore per scattare alcune foto e visitare la chiesa nella piazzetta, gremita di artisti di strada e musicisti. Un posto davvero unico! Purtroppo il tempo è' scaduto. Ci accordiamo che il Lac, il bus per la stazione degli autobus, non ci può portare in tempo così fermiamo un taxi e senza neanche spendere tanto raggiungiamo la stazione. Il nostro l'abbiamo fatto. Ripartiamo direzione Siviglia. 
Ultimo giorno in Andalucia: 15 maggio 2015

Ci concediamo un po' di relax in vista del viaggio di ritorno.
Giretto per souvenir e colazione in un bar italiano.
Alle 11 proviamo a visitare l'Alcazar nonostante la coda infinita. Oggi fa meno caldo. Alle 12 si starebbe bene anche con un giacchetto.
Entriamo nell'Alcazar e ci rendiamo immediatamente conto dello splendore del posto.
L'Alcazar (che in arabo significa palazzo) si trova nel cuore di Siviglia, vicino alla Cattedrale. Esso era un tempo fortezza dei mori riadattata a partire dal 1364, prima da Pietro I di Castiglia e poi da Carlo V nella residenza del Re. Il risultato finale è un bellissimo esempio di architettura mudéjar, una combinazione di culture e stili: islamico, rinascimentale e gotico. In questi palazzi fu celebrato il matrimonio tra Carlos V ed Isabella di Portogallo. Meravigliosi sono anche i giardini, pieni di fontane con pesci, fiori e decori. Ci immergiamo nel complesso e vi restiamo per almeno un'ora.
Alle 13:00 incontriamo mia sorella Lisa e pranziamo con lei a Triana, alla Comidilla, non prima però di aver fatto un giro nel mercato coperto di Triana, davvero caratteristico e ricco di negozi di pesce fresco, jamon iberico e altre leccornie.
Dopo pranzo ritorniamo in hotel per prendere le valigie. Facciamo uno spuntino a base di "pestado" di verdura e fretta fresca, (molto in voga in Andalucia a causa del grande caldo) da Milkaway e poi ci avviamo verso l'aeroporto per tornare a casa.
Esauste, accaldate, ingrassare (abbiamo davvero mangiato qualsiasi cosa), impoverite (speso più soldi qui che in Islanda) ma felici!
Consigli: 
1) in ordine di tempo le città richiedono questo impegno:
Siviglia: due giorni
Granada: 1 giorni e mezzo
Cordoba: un giorno
Malaga: un giorno, anche meno.
2) Evitate di mangiare a menù fisso! Noi i primi giorni non sapendolo l'abbiamo fatto ma è' molto meglio prendere le tapas! Con 10 euro mangi quello che vuoi e assaggi un po' di tutto.
3) Se vai in primavera portati un cappello o un ombrellino! Crema solare e doposole! Il sole picchia laggiù!

Alla prossima, un bacio Marta




giovedì 19 marzo 2015

Islanda... In the land of ice and fire

Eccomi qui per raccontarvi del mio ultimo strepitoso, selvaggio e inaspettato viaggio.
Giusto qualche mese fa mi è stato regalato un volo a/r per Reykjavik, dal 28 febbraio all'8 marzo. Non vi dico lo stupore! Non mi sarei mai aspettata un regalo di quest'entità!
Il viaggio prevedeva il giro dell'isola in senso antiorario, saltando la parte dei fiordi occidentali (terre ostili nei mesi invernali).
Se devo essere sincera prima di partire ero un po' preoccupata... l'Islanda è una terra che non si fa addomesticare e io non avevo mai fatto viaggi così, al massimo ero stata in Norvegia ad aprile.

Premessa

Prima cosa: bottino di indumenti termici alla Decathlon! Indispensabili soprattutto le scarpe (dopo sci e scarponcini impermeabili e termici) e le calze (calzettoni di lana e calze a maglia) perché si sa, quando si ha freddo ai piedi si ha freddo dappertutto!
Non possono mancare anche i guanti (almeno due paia, nel caso li perdeste) e dei berretti (è consigliato il passamontagna).
Seconda cosa: IL CIBO! In Islanda costa tutto carissimo quindi se siete in appartamento conviene riempire la valigia di cibi salvavita come risotti in bustina, paste, sughi buoni di casa, Parmigiano e se avete esigenze particolari come me che sono amante dell'orzo... metteteci anche quello! In Islanda è introvabile. Inoltre portatevi un kit composto da zucchero, olio, sale e caffè, sennò ogni volta che cambiate appartamento, nel caso faceste anche voi il giro dell'isola, vi tocca buttare tutto o rischiare di rovesciare la roba in macchina! I supermercati migliori sono i bonus e i 1011, aperti 24/24 h.
Consiglio per le signore: evitate tacchi, trucchi, piastre, vestiti eleganti... c'è un vento incredibile e soprattutto se vai in Islanda a marzo non ti serve niente di tutto ciò!
Altra cosa da ricordare: preparatevi perché molto spesso si possono percorrere anche 200 km senza incontrare centri abitati o per lo meno dotati di servizi per essere considerati tali! Quindi portatevi tutto il necessario per un viaggio on the road!
Non deve mancare anche paio di infradito ed un costume: le infradito servono nella doccia, se ci fossero i bagni in comune e il costume potrebbe diventare utile perché l'Islanda è piena di "piscine" naturali con acqua calda!

Primo giorno. Sabato 28 febbraio 2015

Partiamo da Torino sabato 28 febbraio. Raggiungiamo il parcheggio a Milano e poi l'aeroporto di Malpensa, con la navetta. Il parcheggio per una settimana ci costa circa 38 euro.
Consiglio: Vestitevi già pesante se pur a strati, perché nonostante lo scalo quando poi si arriva la è meglio essere ben coperti!
Decolliamo alle 10:15 da Milano con la compagnia Easyjet e successivamente da Londra alle 15.50 per arrivare a Reykjavik intorno alle 19:00.
In viaggio siamo in quattro: io ed il mio ragazzo, che vi anticipo essere un fotografo, ma anche altre due persone: un fisioterapista anch'esso fotografo di nome Alessio ed un architetto siciliano, nonché guida turistica, Mario.
Una volta giunti all'aeroporto ci incontriamo con il ragazzo del car-rent, l'auto che abbiamo affittato è una super Nissan Qashqai. Fin da subito ci accorgiamo, o meglio i miei compagni di viaggio si accorgono (soltanto Mario e Stefano sono abilitati alla guida) dell'eccezionale tenuta di strada nonostante la neve! All'orizzonte non c'è nulla se non qualche casa e il suolo è completamente innevato. Il sole sta tramontando e tutto sommato mi immaginavo di sentire più freddo. Dall'aeroporto che si trova a Keflavik ci spostiamo verso Reykjavik sperando di trovare sulla strada un supermercato. Incontriamo un Bonus, ma è chiuso (chiude alle 19:30) allora proseguiamo e troviamo un 1011. Entriamo per far la spesa e Stefano rimane fuori ad aspettarci. Ad un certo punto lo vediamo entrare di corsa e dirci: Ragazzi muovetevi, uscite fuori, c'è l'Aurora! Ebbene si, Reykjavik ci accoglie con l'aurora boreale.
In fretta andiamo a cercare l'appartamento, della catena Stay Apartment (http://www.stay.is), dove alloggeremo per una notte. La struttura è molto carina, moderna e ben arredata. Una volta posata la roba voliamo verso un punto poco illuminato e tranquillo subito fuori  dalla città, lungo la strada per Pingvellir, ideale per far le foto.
Ben presto mi rendo conto di cosa intendeva Stefano per "L'Islanda è ventosa". Scendo dalla macchina e vengo letteralmente spostata dal vento, che in quel momento credevo essere il più forte della mia vita (perché non avevo ancora sentito quello dei giorni successivi!). E' magnifico...ci siamo solo noi, il vento, la neve e l'aurora boreale... anche se poco dopo arriva un pullman stra carico di turisti a guastarci la festa, evidentemente non eravamo gli unici ad aver pensato a questo luogo! :D
La prima aurora della mia vita!
Non vi descrivo le emozioni nel trovarmi catapultata in un posto così selvaggio, così diverso dai paesaggi visti di solito e soprattutto nell'assistere alla mia prima aurora boreale! Il freddo comincia a farsi sentire e non bastano neanche i miei scaldini per scarpe: ho i piedi congelati! Decido che avrei aggiunto al mio armamentario un paio di calze il giorno dopo!
.Unico neo.. la mia cena! In aeroporto avevo avuto la malsana idea di comprare un piatto già pronto thai composto da cous-cous e polpette vegane. Non fatelo! Appena messo in bocca ho capito che non era commestibile e l'ho buttato! A parte la fame però, (che mi avrebbe accompagnata anche nei giorni successivi), posso ritenermi soddisfatta. Come prima sera non male!
Alle 23:30 circa torniamo in appartamento e andiamo a nanna pronti per cominciare la nostra avventura.

Secondo giorno. Domenica 1 marzo 2015


Thingvellir
La giornata inizia con una mega colazione continentale a base di bacon e uova strapazzate, complice la spesa della sera prima. Scopro con piacere che in Islanda vendono lo yogurt più buono del mondo, chiamato Skyr. E' diverso dallo yogurt che mangiamo qui, in realtà è un formaggio morbido a base di latte acido, davvero squisito! Ci spostiamo da Reykjavik alla volta del cosiddetto "Circolo d’Oro". Usciti dalla città lo scenario cambia immediatamente: distese immense di neve, neve e ancora neve e montagne che si stagliano all'orizzonte. Voglio fermarmi a fare mille foto ma Stefano mi dice di aspettare... quello non era ancora niente... e infatti..
Il Circolo d'Oro è un percorso che comprende alcune delle mete turistiche più importanti dell’Islanda: Thingvellir, Gullfoss e Geysir.
La Cascata di Gullfoss
Thingvellir, Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco è anche parco nazionale dal 1928. Si trova a circa 50 km dalla costa, vicino all’area vulcanica di Hengill e alla penisola di Reykjanes. Si tratta di un luogo molto importante a livello storico perché fu lì che venne fondato uno dei primi parlamenti del mondo, l’Althing e sempre lì che nel 1944 fu dichiarata l’indipendenza dell’isola. Questo parco è famoso per la sua attività vulcanica e per la sua speciale tettonica caratterizzata da faglie e gole come l’Almannagjá, il più grande canyon, dove si incontrano la placca europea e quella nord americana.
Camminiamo all'interno di questa gola e scopriamo anche l'esistenza di una bella cascata, Oxararfoss, dove ci fermiamo a fare un sacco di foto.
L’altra tappa del Circolo d’Oro è la cosiddetta Cascata d’oro, Gullfoss, la più famosa d’Islanda.
Dal 1975 Riserva naturale, è alimentata dal fiume Hvítá che salta per circa 30 metri dando vita a due cascate dalla portata media di circa 100 metri al secondo che poi proseguono in una stretta gola profonda. Conosciuta come la regina di tutte le cascate islandesi, Gullfoss è sicuramente una delle attrazioni più visitate dell’isola grazie anche ai giochi di luce creati dal suo doppio salto: l’acqua nebulizzata crea vapori tutto intorno aiutando la formazione di affascinanti arcobaleni. Uno spettacolo della natura!!!La cosa incredibile nell'arrivare a questa cascata è il vento! Credetemi il più forte mai sentito fino a quel momento! Non si riusciva quasi a stare in piedi. Nonostante questo i nostri due fotografi riescono a scattare alcune immagini magnifiche!
La terza tappa del Circolo d’Oro è Geysir, nella valle di Haukadalur. Qui sono presenti molti geyser, la più famosa attrattiva dell'isola. I più grandi geyser di Haukadalur sono Strokkur e Geysir.
Un attimo prima dell'esplosione...
Quest'ultimo è il  più antico geyser del mondo ed è da esso che deriva il nome di queste sorgenti d’acqua (dal verbo islandese gjósa che significa "eruttare", "emettere a fiotti") che vengono sputate fuori dal terreno a causa di una sua particolare formazione. Geysir, ormai praticamente spento, è stato pienamente attivo per più di 10000 anni. Poteva arrivare anche ad un’altezza di 60 metri e per questo era uno dei più alti al mondo. Le cause del suo esaurimento sono solo in parte naturali, un grosso aiuto in questo senso è venuto dall'uomo: durante gli studi americani effettuati su Geysir si notò infatti che gettando sapone nel cratere, le eruzioni avvenivano più frequentemente e con un'intensità maggiore. L'espediente venne utilizzato per attirare turisti e per creare scenari spettacolari a servizi pubblicitari, ma il sapone rovinò irrimediabilmente la colonna calcarea, rendendo difficile il verificarsi del fenomeno.
Oggi il Grande Geysir soffia circa una volta al mese con scarsa intensità e offre alla maggior parte dei visitatori soltanto lo spettacolo del suo enorme cratere fumante. Ci rimane comunque Strokkur che è il suo fratellino più piccolo, le cui eruzioni avvengono circa ogni 4-5 minuti con colonne d’acqua che possono arrivare anche a 30 metri. Rimaniamo incantati nell'ammirare il "respiro" della terra che muove l'acqua fino a formare una bolla che poi come ad imitare uno starnuto esplode in cielo. Diventa una vera e propria droga, mi fermo non so quante volta ad aspettare lo "spruzzo".
La cosa particolare di questo posto è che oltre ai Geyser tutto il terreno è pieno di fumarole e ha dei colori molto particolari che vanno dal giallo al rosso e all'arancione per via della sublimazione dello zolfo e del silicio.
Ce ne andiamo da Geysir e pranziamo in macchina pronti per raggiungere una nuova tappa. L'islanda mi sta lasciando senza parole! ...Aveva ragione Stefano quando diceva di aspettare a scattare le foto!;)
Scorci di mare, in direzione Vik
Usciamo dal circolo d'oro per raggiungere la nostra prossima meta: la cittadina di Vik, nella costa sud dell'Islanda. Lungo il tragitto ci imbattiamo in altre "chicche" islandesi come le cascate di Seljalandsfoss e Skogafoss e l’Eyjafjallajökull. Quest'ultimo è un ghiacciaio, il quinto per estensione dei ghiacciai islandesi e ricopre il vulcano Eyjafjöll. Il ghiacciaio è diventato celebre, se così si può dire, nel 2010 quando dopo 187 anni, si è verificata un'eruzione dell'Eyjafjöll che ha causato l'evacuazione di circa 600 persone. La presenza di una nube di ceneri vulcaniche emessa dal vulcano ha portato alla chiusura degli spazi aerei e di vari aeroporti di alcuni paesi dell'Europa centro-settentrionale.. Ad oggi la zona è praticamente disabitata e l'eruzione è ricordata da un cartello.
Il nostro percorso continua tra scorci stupendi di mare al tramonto a destra e montagne altissime a sinistra,
Aurora da Vik
Ad un tratto dal verde passiamo al bianco. La zona dove stiamo andando è stata oggetto di una grossa bufera qualche ora prima e ci ritroviamo letteralmente coperti di neve. Non vi dico la fatica per arrivare a Vik, ma la nostra super auto ci assiste!
Una volta arrivati lo scenario è bellissimo: il piccolo paese è tutto innevato e non si vede anima viva in giro. Dall'alto della collina spicca la chiesa del paese, illuminata. Troviamo il nostro appartamento, molto caratteristico, a due piani. Ceniamo esausti pensando di non avere chance di vedere di nuovo l'aurora dato il brutto tempo... e invece poche ore dopo eccola la... timida compare, proprio sopra la montagna dietro al nostro appartamento!!
...Possiamo proprio dire di avere.... "l'Aurora sotto casa";)


lunedì 26 gennaio 2015

Mordi e fuggi in Toscana: Montepulciano, Castiglione sul lago e Cortona

Ciao a tutti! Eccoci qui con un'altra delle mie avventure. Questa volta si tratta di un last minute con la mia amica Martina! L'idea era quella di farci uno dei nostri weekend folli ma non riuscivamo a trovare una soluzione con le date. Non c'era un solo weekend disponibile fino a maggio! Disperate accantoniamo l'idea e rimandiamo a data da stabilirsi!
Una mattina però mi sveglio, guardo il telefono e trovo un messaggio di Martina: ''Marta, hai impegni per mercoledì, giovedì e venerdì prossimo??''
Piazza grande a Montepulciano
Io ci penso un po', in effetti qualche impegno lo avevo però rispondo: "Penso di no, perchè?"
"Devo andare a ritirare l'auto del mio capo a Scamucia, frazione di Cortona, sei mica disposta ad accompagnarmi? Dovremmo pagarci solo l'andata in treno e l'hotel, il ritorno lo faremmo con la sua macchina!" mi spiega Martina.
"Ok, fammi disdire quei due impegni e andiamo", dico.
Pochi giorni dopo, esattamente il 21 gennaio 2015 ci trovavamo in stazione a Savona, pronte a partire. Il nostro itinerario prevedeva una notte a Montepulciano ed una a Cortona con tappa intermedia a Castiglione sul lago. Il treno ci avrebbe lasciate dopo vari infiniti cambi a Montepulciano, alle 14:00 circa. Per il pernottamento avevamo scelto un appartamento molto grazioso situato proprio all'ingresso del centro storico, chiamato Garden House.
la chiesa di San Biagio 
Arriviamo a Montepulciano e ci accorgiamo di non poter raggiungere il centro ne a piedi ne con bus così chiamiamo la struttura e un signore molto gentile ci rassicura dicendoci con simpatico accento toscano "Cinque minuti e sto'lli!"
La nostra camera al Garden House
Attendiamo e dopo poco vediamo arrivare un doblò rosso, saliamo. Il signore si presenta come Odinello e subito ci fa morire dalle risate. Ci spiega di non essere in realtà toscano ma veneto e di aver abitato per molto tempo a Rivoli e a Follonica. Ci racconta di essersi innamorato di Antonella, proprietaria dell'appartamento e aver deciso di trasferirsi li  proprio per lei. Durante il tragitto ci consiglia posti da vedere e vini da assaggiare come il Casanova di Neri e il Prugnolo Boscarelli e ci porta a vedere la chiesa di San Biagio, proprio sotto all'appartamento. Chiamata per la sua monumentalità anche tempio di San Biagio, è opera di Antonio da Sangallo il Vecchio ed esempio dell'architettura rinascimentale toscana del XVI secolo, sorge poco fuori il centro storico della città, in una posizione isolata.
Tramonto a Montepulciano
Subito dopo la visita alla chiesa Odinello ci accompagna all'appartamento. Garden House (www.apartmentsinmontepulciano.com) è una struttura composta da un appartamento ed una suite; noi eravamo nella suite: molto carina, spaziosa e ben arredata con salottino, bagno e camera e un accesso alla terrazza con giardino, dove Odinello tiene i suoi due cani Thor e Vilma, davvero belli!
Dopo una breve sistemata alle valige ed una rinfrescata usciamo finalmente alla scoperta della città.
Vista di montepulciano dalla terrazza panoramica
Montepulciano è un comune di 14000 abitanti circa, in provincia di Siena, di origine etrusca e sicuramente sede di insediamenti in epoca romana. Deve la sua evoluzione storica alla sua posizione strategica nella val di Chiana lungo importanti direttrici, al confine dell'area di influenza di vari potentati basso medievali. Ma il prestigio storico e culturale di Montepulciano è dato dalla cura con cui è stato conservato e valorizzato il patrimonio architettonico e culturale, l'ambiente ed il paesaggio incorrotti e la qualità dei prodotti del territorio soprattutto l'artigianato e i prodotti agro-alimentari. Gli edifici più importanti si affacciano su Piazza Grande e lungo il chilometro e mezzo del corso centrale. I palazzi sono idealmente collegati fra loro da due poli, la casa natale del poeta e umanista Angelo Poliziano (Montepulciano 1454- Firenze 1494)ed il teatro neoclassico che porta lo stesso appellativo.
la Città sotterranea
Dopo questo breve excursus storico-culturale torniamo a noi. Montepulciano ci accoglie con una nebbia e un'umidità pazzesche ma anche una bella luce data dal tramonto pomeridiano, tipico dei mesi invernali.  Iniziamo a visitare la città proprio seguendo il corso e arrivando alla piazza centrale molto bella e dalla quale attraverso una viuzza si può raggiungere un punto panoramico, dove scattiamo alcune foto.
Dopo di che, anche un po' affamate, ci mettiamo alla ricerca di una di quelle famose cantine consigliate da Odinello, per assaggiare un buon vino e fare un aperitivo. Incappiamo nella Cantina Ercolani, anche sede della Città Sotterranea, (www.agricolaercolani.com), di origine gotiche e rinascimentali del XIV e XV secolo. La cantina è molto bella, presenta infinite qualità di vini e formaggi e un passaggio alla città sotterranea, un vero e proprio labirinto di vie nelle quali ci si potrebbe perdere, tra tombe etrusche, bottaie, pozzi e passaggi medievali.
Usciamo dalla città sotterranea non prima però di aver assaggiato un pezzo di pane locale bagnato nell'olio d'oliva, davvero buono!
I vini della cantina Gattavecchi:
alla sinistra le riproduzioni moderne
delle etichette, a destra una bottiglia
di qualche anno fa. Come vedete sono
 rimasti fedeli alle origini.

Ma non eravamo molto soddisfatte... io avevo una fame pazzesca e cercavamo un posto dove sederci, ma era tutto chiuso! Finalmente camminando intravediamo un grande negozio pieno zeppo di vini, formaggi e salumi e con scritto sulla porta "aperitivo e degustazioni". Il locale è una cantina dell'azienda agricola Ercolani, la stessa di prima. Entriamo e ci accoglie una ragazza di nome Chiara, molto gentile, più giovane di me di un anno e già mamma, la quale mi suggerisce di assaggiare il pane toscano con un intingolo tipico composto da pomodori secchi, pecorino e salame toscano. Una vera delizia! Decido di comprarne una scatola. Nel mentre assaggiamo anche pecorini di vari tipi, tra i quali il 'cenerino', molto particolare perché interamente ricoperto di cenere. Decido di acquistare anche una mostarda di brandy e fichi da accompagnare al pecorino.
Aperitivo presso la Cantina Gattavecchi
Uscite da li passeggiamo ancora lungo il corso fino ad arrivare davanti ad un negozio, dove viene venduto il vino della Cantina più famosa di Montepulciano, la cantina Gattavecchi (www.gattavecchi.it). Entriamo e facciamo subito amicizia con il signor Giulio, il quale ci suggerisce di continuare la serata proprio nella cantina nella quale per quella sera è previsto un apericena tipico. E chi siamo noi per dire di no?! Il Signor Petri ci prende in simpatia, telefona e ci riserva un tavolo.  
Tutte eccitate dal fatto di aver trovato qualcosa da fare in quella, ahimè, semi deserta Montepulciano (ebbene si, debbo confessare che fine gennaio non sia propriamente il mese adatto per soggiornare in questi posti, come vi avevo preannunciato prima quasi tutti i locali restano chiusi e il clima non è dei migliori, vento, umido e freddo!) passiamo a casa per cambiarci e poi via, la cantina Gattavecchi ci attende! E attendere è proprio il termine giusto. Arrivate li veniamo accolte dal figlio del proprietario, Maurizio e dalla sua ragazza, Veronica, i quali ci mettono subito a nostro agio. Devo dire la verità, alziamo un po' il gomito! Nonostante il ricco buffet composto da salumi, formaggi tipici, ribollita e verdure, arriviamo all'appartamento belle cariche... ma ancora in grado di guardare un film nell'ipad messo a disposizione gratuitamente dalla struttura!
La nostra prima giornata a Montepulciano finisce qui. Che dire, i toscani sono simpatici e il posto è molto bello. Andiamo a letto soddisfatte!

La mattina seguente ci svegliamo riposate e decidiamo di ultimare il giro di Montepulciano sperando di non trovare la nebbia della sera prima.
Antico Caffè Poliziano
Decidiamo di fare colazione nel bar più antico di Montepulciano, un caffè storico, censito nella guida dei locali storici d'Italia (www.localistorici.it),  chiamato Antico caffè Poliziano (www.caffepoliziano.it). Nell'Italia umbertina unita politicamente nel 1870 sorgono in ogni città d'Italia caffè letterari dove nel tempo libero possono essere alimentati riti collettivi di socializzazione, confronto politico, culturale, artistico.
Nikki Hill - headshot
Nikki Hill
Ed è proprio questa la sorte di questo caffè, Realizzato negli ultimi anni del XIX secolo in stile eclettico-liberty. Esso non ha nulla da invidiare ai suoi illustri confratelli di Torino, Milano, Venezia ecc e vanta nel corso della storia la presenza di personaggi illustri e del mondo della televisione come Federico Fellini, Licia Colò, Ornella Muti, Andrew Wordsworth, danijel Zezelj e tanti altri tra scrittori, poeti, pittori, compositori, cantanti e fotografi. Molti di loro hanno voluto testimoniare, sul "Libro delle Firme", la loro sosta a Montepulciano e il loro apprezzamento per l'ambiente e l'atmosfera del Caffè. Inoltre dal balcone del bar si può ammirare una vista stupenda su tutta la vallata.
Il tratto Montepulciano - Chiusi
fatto in macchina.
Prendiamo due fette di torte, squisite e due cappuccini (per la modica cifra di 16 euro!) e facciamo conoscenza con una ragazza australiana di Brisbane, seduta proprio nel tavolo vicino al nostro. Nikki Hill, questo è il suo nome, ci racconta di essere venuta in Italia per perfezionare l'italiano, indispensabile per la sua professione di cantante d'Opera e Soprano lirico.
Il tratto Chiusi- Castiglione sul lago
Dopo questa colazione "culturale" facciamo ancora un breve giro della cittadina e ci acorgiamo con piacere che la nebbia è scomparsa!
Torniamo nell'appartamento e ci accordiamo con Odinello che gentilmente si presta per accompagnarci in macchina alla stazione del treno di Chiusi-Chianciano, più comoda di quella di Montepulciano, passando per una strada molto panoramica. Tra morbide colline e vitigni attraversiamo Sant'Albino e Chianciano Terme, nota località termale e alle 12.30 arriviamo in stazione. Inutile dirvi il dispiacere nel dover salutare il signor Odinello! Ci lasciamo con la promessa di tornare presto.
Il tratto Castiglione sul lago - Scamucia
Acquistiamo i biglietti Chiusi-Cortona e ci accorgiamo di essere proprio sulla linea giusta per fare una tappa a Castiglione sul lago, che rimane in Umbria ed è una delle fermate del treno per Scamucia-Cortona. Arrivate a Castiglione facciamo una piccola pausa all'Alisè Cafè, un bar gelateria proprio di fronte alla stazione, gestito dal signor Sergio, il quale si offre di tenerci in custodia gli zaini e ci avverte che per arrivare al centro, da li, ci vogliono 15 minuti a piedi. ...Ma come fanno ad essere tutti cosi gentili da queste parti?! Ci gustiamo un buon caffè e delle tartine al pistacchio (ottime!) e ci mettiamo in cammino! Non avevamo molto tempo, giusto un'oretta, perchè massimo alle 16:00 dovevamo trovarci a Cortona con la signora dell'appartamento.
Dopo un lunghissimo rettilineo arriviamo nel centro del paese, che rimane su una rocca raggiungibile percorrendo una grande scalinata. Ci rendiamo subito conto che ne era valsa la pena!
La scalinata per Castiglione sul lago
Vista del lago Trasimeo
Dalle mura della cittadella si può ammirare il lago Trasimeno e la vista è molto bella! Anche il paese all'interno è molto carino e siccome s'era fatta una certa ora e lo stomaco cominciava a brontolare decidiamo di fermarci per fare pranzo. Troviamo una gastronomia/negozio aperta, piena zeppa di salumi, vini, formaggi, ecc. La ragazza all'interno ci propone di assaggiare la "Torta al testo", specialità locale, dalle sembianze di una piadina. Io scelgo di farcirla con crudo di cinghiale e pecorino.. Non potete capire la bontà! Acquisto anche del formaggio e un pezzo di guanciale di Norcia.
...Purtroppo è già ora di tornare a prendere il treno!
Torta al testo
Ci rimettiamo in marcia in direzione contraria ma ci rendiamo presto conto del fatto che non saremmo mai riuscite ad arrivare in stazione per tempo! Cosa potevamo fare? Non ci restava che l'autostop! Per fortuna si ferma un ragazzo di nome Daniel e grazie a lui siamo salve, ci porta alla stazione!
Arrivate a Scamucia ci vengono a prendere quelli dell'officina e ci portano a ritirare la macchina del capo di Martina. Finalmente non abbiamo più il problema di raggiungere il centro, anch'esso arroccato in cima ad una collina.
Subito fuori dalle mura e ci incontriamo con Ilaria, la proprietaria dell'appartamento "Casa mia a Cortona" (www.cortona.at). La signora è un'insegnate di lingue e, inutile a dirlo ormai, molto simpatica. Appena arrivate ci mostra l'appartamento: un grazioso locale a due piani, con
caminetto, arredato perfettamente e in stile rustico. Subito dopo ci accompagna a fare il giro della città. Cortona è più grande di Montepulciano e ugualmente bella. Con i suoi 22.000 abitanti si trova in provincia di Arezzo ed è il principale centro culturale e turistico della val di Chiana aretina. Anticamente faceva parte delle dodecapoli etrusca e divenne una città molto potente grazie alla sua posizione strategica, che permetteva un ampio controllo dei territori della lucumonia. Tra i suoi monumenti principali ricordiamo il duomo di Cortona, la chiesa più importante della città, dove incontriamo diversi frati con la tunica lunga e quei famosi sandali e la piazza della Repubblica, davvero incantevole. Anche qui, come a Montepulciano non mancano gli angoli panoramici per fare belle foto al tramonto.
Piazza della Repubblica
Ilaria ci suggerisce un ristorante per la cena, o meglio due ristoranti dello stesso proprietario, uno di fronte all'altro. Il primo è il ristorante più rinomato di Cortona, per capirci, quello dove mangiano i vip e dove se sei fortunato puoi incontrare Jovanotti ( originario di Cortona), dal nome Osteria del Teatro (www.osteria-del-teatro.it/), il secondo molto più piccolo si chiama Fett'unta (www.fettunta.net) e propone un menù più casereccio. Noi decidiamo di mangiare nel secondo. Siccome è bassa stagione e nel ristorante ci sono pochi tavoli il cameriere ci "coccola" facendoci assaggiare molte pietanze e ci invita ad andare a prendere il caffè nell'altro locale, per conoscere Ylenia, la moglie del proprietario. Noi siamo molto contente di questa cosa e dopo un bel piatto di gnocchi al ragù d'ocio (ebbene si, esiste anche il maschio dell'oca!), una porzione di succulente polpette di Chianina e un tiramisù tipico di quelle parti fatto con il panettone, ci rechiamo nella famosa Osteria del Teatro.
La signora Ylenia è davvero una tipa forte, oltre ad offrirci il caffè e il cioccolato che il marito prepara in casa ci fa vedere tutto il ristorante. Il locale è grande e regale e i muri sono interamente ricoperti di foto di personaggi famosi venuti a mangiare li. Orgogliosa ci mostra un cofanetto cd con l'autografo di Jo
Osteria del Teatro
vanotti e anche il bagno, (vi chiederete, perché il bagno?)
particolare perché pieno e dico pieno di bambole di ogni genere e tipo. Rimaniamo entusiaste della conoscenza di questa simpatica signora dall'accento più toscano che mai. Torniamo a casa e andiamo a letto, stra felici!

Purtroppo l'indomani il 23 gennaio 2015 è già ora di tornare a casa... ma non prima di aver fatto colazione in una delle pasticcerie più rinomate della città, la Pasticceria Banchelli, dove assaggio una brioche con more e crema davvero buona e un'altra, simile al pasticciotto leccese, con crema e riso.
Alle 10:00 liberiamo l'appartamento e alle 11:00 siamo già sulla strada del ritorno, unica consolazione...lo spettacolo delle Alpi apuane, viste dall'autostrada.

Alla prossima!